La filosofia dell'India antica
Richard Garbe
Alla fine dell'Ottocento, quando l'indologia europea cominciava a misurarsi seriamente con le Upaniṣad e coi sei sistemi filosofici dell'India classica, Richard Garbe — allievo di Roth, traduttore del Sāṃkhya, professore a Tubinga — raccolse in un solo volume tre conferenze capaci di parlare tanto allo specialista quanto al lettore colto.
Il primo saggio ripercorre l'intera storia del pensiero indiano, dagli inni cosmogonici del Rigveda al materialismo dei Cārvāka.
Il secondo — il più audace — sostiene che Pitagora, gli Eleati, gli gnostici e i neoplatonici debbano non poco alla filosofia sāṃkhya e alle Upaniṣad, in un dialogo serrato con Colebrooke, Lassen e Leopold Von Schroeder.
Il terzo rovescia un luogo comune: interroga se la grande dottrina dell'Ātman- Brahman sia nata fra i sacerdoti che la trasmisero, o fra i guerrieri che, secondo le stesse Upaniṣad, furono i primi a insegnarla ai bramani.
Un classico dell'indologia tedesca, qui reso in italiano saggistico ed elegante, con un apparato di note del curatore che ne aggiorna i riferimenti senza mai correggerne la voce, e con cenni biografici sull'autore.
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