La follia telestica nel pitagorismo
Gaetano Basile
Alle origini della sapienza greca non sta la ragione, ma una donna che parla non essendo più sé stessa.
Da questa intuizione di Giorgio Colli muove un’indagine che attraversa il tripode di Delfi, il κυκεών di Eleusi, i riti coribantici, le lamine d’oro di Hipponion, gli inni al soma del Ṛgveda, il viaggio nell’aldilà del giusto Wīrāz, e li mette a confronto con ciò che oggi la chimica analitica, l’archeobotanica e le neuroscienze sanno dire sugli stati alterati di coscienza.
Al centro sta il pitagorismo: la scuola che scoprì che l’ottava è due a uno e che vietava le fave; che dimostrava teoremi e imponeva cinque anni di silenzio.
Questo libro sostiene che non vi sia contraddizione, e che la confraternita di Crotone rappresenti il luogo esatto in cui l’Occidente convertì il dispositivo estatico in metodo — senza rinnegarlo.
Dall’etilene delle faglie delfiche agli alcaloidi dell’oppio nei vasi ciprioti, dal tetraidrocannabinolo sull’altare di Arad ai tubi da fiuto di Chavín de Huántar, fino all’esperimento del 2026 che ha ricostruito in laboratorio la chimica del kykeon: ogni affermazione è ricondotta alla prova che la sostiene, e ogni congettura è dichiarata tale.
La civiltà non ha vinto la follia. Ha imparato ad amministrarla.
In fase di pubblicazione

