L'accordo del mondo: La musica pitagorica dall’armonia delle sfere al raga indiano e ai Pink Floyd
Gaetano Basile
Una corda tesa, una mano che la divide a metà, un orecchio che riconosce: in questo gesto elementare, compiuto a Kroton alla fine del VI secolo a.C., nasce l’idea più tenace del pensiero occidentale — che il bello abbia una struttura, e che la struttura si possa scrivere in numeri.
Questo libro ne segue la storia per venticinque secoli. Dalla leggenda della fucina, smontata pezzo per pezzo, al monocordo e alla tetraktys; dalle Sirene di Platone alla confutazione di Aristotele; dalle tre musiche di Boezio agli Harmonices mundi di Keplero, dove una metafisica sbagliata produce una legge esatta.
Poi la crepa: il comma pitagorico, il tono che non si divide a metà, lo scandalo dell’incommensurabile — e il rimedio, quel temperamento irrazionale su cui Bach costruisce ventiquattro tonalità e un canone che sale per sempre. La seconda metà del percorso guarda a Oriente, dove le ventidue śruti del Nāṭyaśāstra nascono dallo stesso ciclo di quinte e la tānpūrā rende udibile la tetraktys; e segue il filo che da Ravi Shankar e Pandit Pran Nath passa per La Monte Young, Terry Riley e John Coltrane fino al bordone dei Pink Floyd e a quel pomeriggio del 1971 in cui quattro musicisti suonarono, per nessuno, dentro un anfiteatro antico.
In chiusura, ciò che la scienza contemporanea ha da dire su una dottrina che credeva morta: il Sole che vibra secondo modi normali e l’universo primordiale che ha risuonato davvero.
In fase di pubblicazione

