La mensa di Pitagora: il ricettario della scuola di Kroton
Gaetano Basile
Nel 530 a.C., in una città della Calabria ionica, seicento persone smisero di mangiare carne. Non per moda. Per pensare meglio.
Quella città era Kroton, l’uomo che li convinse era Pitagora, e la loro tavola è il segreto meno raccontato della filosofia occidentale. Perché prima dei numeri, prima del teorema, prima dell’armonia delle sfere, la scuola pitagorica fu una cosa molto concreta: un modo di mangiare.
Questo libro lo ricostruisce. Riga per riga, da Giamblico, Porfirio, Diogene Laerzio, Ateneo, Aulo Gellio, ne estrae ogni notizia superstite — l’orzo e il miglio, il miele del mattino, le erbe crude e cotte della sera, i due misteriosi viatici contro la fame e contro la sete — e ne ricava trentasei ricette, dagli antipasti ai dolci, che si possono cucinare stasera.
Metà saggio scientifico e metà ricettario d’autore, con le note del curatore che seguono i fili più sorprendenti: perché il formaggio pitagorico si caglia con il fico e non con lo stomaco di un capretto; perché la fava proibita era, secondo la fonte più antica, il legume preferito del maestro; e perché la zuppa di lenticchie di Kroton e il dāl indiano si somigliano troppo perché sia un caso.
In fase di pubblicazione

